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“Teresina è uscita dal gruppo” di Maria Di
Lorenzo
Una vita
che sa cantare in segreto
[Paoline Milano 2008]
di SIMONA LO IACONO

Ci sono vite che si chiudono in un
guscio di noce. Che a guardarle dentro fai fatica ad
afferrarle. Masticandone il gheriglio puoi sentirne il gusto
mieloso, che trapunge la lingua d’un aroma
dolce. Sono piccole vite. Non
le coglieresti neanche se il vento non ti rimandasse il suono dei rami in
cui si annidano, se l’alba non le illuminasse assecondandone l’ombra. Le
dimenticheresti se la natura non se ne facesse carico. Hanno piccole
storie. E tuttavia talvolta accade.
La noce si schiude. Lascia affiorare la
polpa. Semina silenziosamente altri semi. Non si arresta, ma s’impianta
ritta a sfida del tempo. Frutti così non sono
solo delle piante. A volte è la tramatura dell’esistenza a darceli, a farli rotolare tra noi
maturi, già sazi. Già pronti a riprodursi.
Quando
accade, quando piccole vite sostano tra le nostre, ecco, è perché hanno
un tempo breve ma molto coraggio. E’ perché la benevolenza di quella piccolezza si inerpichi sulla nostra umanità restituendocela
umile ma forte. E’ così che Teresa di Lisieux affiora dalle pagine di
Maria Di Lorenzo. E’ così che viene
dipinta ed evocata: una vita che
potrebbe essere contenuta da un guscio di noce.
Nel suo “Teresina è uscita dal gruppo”,
infatti, la santa viene raccontata
attraverso la sua piccola
esistenza. Un’infanzia subito assediata dal dolore per la perdita della
madre. Una crescita che si snoda tra malattie gravi e
tepore casalingo, sulle ginocchia di un padre irrobustito da una potente
vocazione e quattro sorelle che voleranno presto tra le grate della
clausura. Giochi semplici e un grande
sospiro: il cielo, amarlo in tutto,
essere tutto, volere tutto.
Teresina capisce presto che la strada
per le altitudini è quella che si nasconde. Quella che canta in segreto. Quella che nel minuscolo regno della farfalla o di uno stelo
d’erba coglie la potenza e l’immensità del cuore di Dio. Si decide
risolutamente a uscire dal gruppo. Apparterrà a
quel cuore. Lo sovrapporrà al suo. Sarà – essa stessa – il cuore di Dio.
Nello slancio che la anima c’è tutta
l’irruenza della santità, tutto il non detto dei
desideri più amati. Non è uno slancio incomprensibile. E
non è neanche lontano da noi, da noi che cerchiamo l’origine dei sogni in posti talvolta sbagliati, o che
crediamo di trovarli per poi restarne delusi.
Maria Di Lorenzo ne è
consapevole e alla narrazione
della vita della santa alterna lettere di uomini, donne, adolescenti. Tutti
in ricerca di una felicità vagheggiata e mai afferrata, di una pienezza
il cui ricordo si perde nell’incavo dell’anima, di una domanda, di una risposta. Di
un “senso”.
Teresina non ha avuto bisogno di una
vita molto lunga per trovarlo. Né di oggetti o
abiti, di un lavoro o di una famiglia. Non ha avuto niente di ciò che noi
chiamiamo felicità e che –
come la felicità – ci manca.
Eppure è svolata tra le altitudini che
contemplava senza paura. Ha affondato il viso
nella galassia che la sovrastava senza
neanche alzare lo sguardo. Ha guardato in basso,
Teresina, quando è uscita dal gruppo.
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Copyright © Simona Lo Iacono - “La voce dell’isola” (21 Giugno
2008).
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