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Vampiri, notai e becchini
I cupi manipolatori
della cultura moderna
di MARCO GUZZI
Uno degli aspetti più preoccupanti del nostro tempo, a
mio parere, consiste nel baratro sempre più vasto e profondo che separa le
nostre esperienze interiori dalla rappresentazione
dominante del mondo che ci viene imposta 24 ore su 24.
Se infatti ogni persona sta oggi vivendo una spaventosa
crisi di identità e di senso, che riproduce nella nostra carne biografica
una trasformazione di portata antropologica, i giornali, lo spettacolo,
l'arte, l'editoria, l'università, la politica, la letteratura, e
specialmente la comunicazione di massa dominanti, tranne rarissime
eccezioni, proiettano su di noi soltanto la crosta più superficiale della realtà.
Siamo assediati e invasi da discorsi e immagini che
occultano il travaglio in corso, lo negano, lo camuffano, lo mistificano,
lo cancellano dall'ordine del giorno,
di cui ci si deve occupare.
Dominano infatti la scena di questo mondo le voci di ciò che sta morendo, e che non vuole
ammetterlo a nessun costo, non vuole togliersi di scena appunto, ed è
pronto a tutto pur di non farsi sloggiare.
Perciò la vera serietà è bandita. Dobbiamo ridere di
tutto. Morire dal ridere, letteralmente.
Perciò anche la vera autorità sta scomparendo: la classe
politica non possiede alcun credito, mentre nei mondi della cultura
prevalgono i mediocri o direttamente i funzionari di ciò che è morto e che
da zombi vuole continuare a vivere succhiando la residua linfa del
mondo: vampiri, cioè, notai, o
becchini.
Il grande pericolo che stiamo correndo non sta cioè
nella crisi che stiamo attraversando, e che è essenzialmente una crisi di
crescita, ma nella mancanza di una cultura
della trasformazione, che ci aiuti a comprenderne il senso evolutivo e
a vivere la transizione con spirito creativo, senza subirla passiva-mente.
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