"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa in purissimo azzurro veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

 

 

 

 

                                     Rivista di letterature & dintorni

                            fondata e diretta da Maria Di Lorenzo

 

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n. 3 - anno 2009

 

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

Editoriale

Dentro la nostra carne

Immagini distorte sull’orlo evidente della crisi

di Marco Guzzi

 

Un outsider della cultura italiana

Omaggio a Turi Vasile

a cura di Maria Di Lorenzo

con un’intervista di Paolo Aragona

 

La parola interiore

Il fresco presagio di Gherardo Del Colle

A cura di Elio Andriuoli

 

A piedi nudi nel verso

Se non si muore

di Franco Casadei

 

Scaffale alto

Poeti minori dell’800 italiano di Silvano Demarchi

A cura di Liliana Porro Andriuoli

 

Spazio franco

Chi scrive smantella un esilio

Un colloquio con la scrittrice Simona Lo Iacono

A cura di Maria Di Lorenzo

Perché scrivono le donne. Riflessioni sulla scrittura e l’immaginario femminile di Simona Lo Iacono

 

Pentagramma

Khorakhanè

di Fabrizio De Andrè

 

La piuma e il torchio

Il bluff delle case editrici

di Martino Dettori

 

Pagine digitali

La scomparsa dello scrittore Gino Montesanto

Congdon, l’artista ferito dalla bellezza

Trieste ricorda Fulvio Tomizza dieci anni dopo

Racine era cristiano. Parola di Girard

Due secoli fa nasceva il grande inventore Louis Braille

La vita di Guareschi in un film

Un ricordo dell’editore Rienzo Colla

A cura della Redazione

 

Letture & Riletture

Orfana di mia figlia di Morena Fanti

Quelli che c’erano di Delia Morea

In una lingua che non so più dire di Tea Ranno

A cura di Maria Di Lorenzo

 

Blog

E’ nato in forma di blog il supplemento culturale

di In Purissimo Azzurro

 

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Libri ricevuti

 

 

 

 

 

Che io mi sia tutto sognato?

Che stia ancora sognando?

Come se avessi nel pugno il cordone

di un grande sipario di pezza,

sento il cuore battermi in gola,

gremirsi d’una furiosa irragionevole felicità…

 

O se nell’occulto d’un sovrumano alfabeto

l’Omega di tenebre in cui precipito

fosse l’Alfa di un’eterna luce?

Lo saprò fra un istante e nel medesimo

istante non saprò più di saperlo…

 

Gesualdo Bufalino

 

 

 

 

 

Per questo numero si ringraziano:

 

Elio Andriuoli

Paolo Aragona

Tommaso Benfenati

Davide Bersani

Franco Casadei

Claudia De Bernardi

Martino Dettori

Maria Di Lorenzo

Marco Guzzi

Anna Laura Mellini

Liliana Porro Andriuoli

Giorgia Simone

Pier Vittorio Vallati

 

 

 

 

 

EDITORIALE

 

 

Dentro la nostra carne

 

Immagini distorte

sull’orlo evidente della crisi

 

di MARCO GUZZI

 

 

Del primo discorso che Obama ha tenuto al Congresso degli Stati Uniti le parole che mi hanno colpito di più sono state le ultime, quando il Presidente ha invocato la benedizione di Dio su tutti i presenti e sugli Stati Uniti d’America. Mi sono chiesto: ma chi sarà questo Dio?

 

Certo voi direte che se c’è un Dio, egli non può che essere Uno e Unico; ma il problema è che noi umani invece produciamo molteplici e ben differenti immagini di Dio, e costruiamo in definitiva le nostre modalità storiche e culturali di  vivere sulla terra proprio in base a queste immagini.

 

L’uomo cioè si dà una forma culturale, ma anche psicologica, in base a come interpreta la propria esperienza fondamentale, quella di essere quello strano essere mai del tutto de-finito, e quindi di per sé aperto all’In-finito.

 

In base all’interpretazione di questa nostra relazione radicale con ciò che non ha confini, e cioè con la sfera del divino e del sacro-numinoso, sono nate tutte le civiltà, le religioni, e le culture della storia.

 

Potremmo dire perciò che l’uomo sia in definitiva un essere Deiforme o Teoforo: non può pensare a se stesso se non pensando all’Infinito, all’Assoluto, a Dio.

 

Che poi esista o meno Dio è effettivamente secondario.

 

Ogni antropo-logia (discorso sull'uomo) è sempre e comunque una teo-logia (discorso su Dio), e da queste due forme interconnesse di discorsi derivano poi le direttive in base alle quali gli umani definiscono le leggi della loro convivenza, e cioè la politica.

 

Anche l’ateismo è una ben precisa teologia, che ritiene che l’In-finito che ci abita sia Niente. Quale forma di umanità deriva da questa visione di Dio, come essere che non c’è? E quale forma di società produrrà questa assenza di qualsiasi Principio trascendente?

 

E come mi sento io se penso che l’Infinito desiderio che mi  spinge e non mi dà posa sia in realtà un nulla di fatto, una specie di inganno di una natura beffarda e crudele? Ma come divento io se invece penso che Dio sia una sorta di persecutore dell’uomo, pronto col dito puntato a coglierci in fallo per punirci senza pietà?

 

E che tipo di giustizia penale costruiremo se riterremo che Dio Padre abbia richiesto la tortura fino alla morte del Figlio per salvare l’umanità?

 

Oggi ci troviamo di fronte, ma anche dentro di noi, sia la teologia atea del Dio Assente che quella schiavizzante del Dio Persecutore. Entrambe però sono in realtà agli sgoccioli, e la crisi terminale delle nostre società nichilistico-fondamentalistiche non è che l’esito ultimo del tracollo di queste teologie/antropologie della figura di umanità che sta morendo.

 

Chi è dunque il Dio di Obama?

 

Non lo sappiamo, e presumiamo di poterlo dare per scontato. Ma non è affatto così. Perché anche sostenere che si riferisca al Dio di Cristo è ormai del tutto insufficiente e spaventosamente vago.

 

Sappiamo bene infatti che la stessa fede cristiana ha generato persone come san Francesco o come Pinochet, ma anche le società del terrore e della tortura del medio evo, e poi le monarchie e gli imperi cattolicissimi in cui vigevano le più rigide differenze di casta, e ha ispirato l’astio antimoderno di Gregorio XVI come lo spirito liberale di Jefferson e di Adams.

 

E’ tempo di riconsiderare con cura tutte le immagini di Dio, e quindi dell’uomo e del mondo, che ci arrivano addosso da tutta la storia del pianeta.

 

Ed è ciò che in realtà sta avvenendo: un duro setaccio di tutte le nostre concezioni antropo-teo-polito-logiche. E il setaccio avviene dentro la nostra carne, dentro i travagli concretissimi della nostra storia biografica.

 

E' tempo che ognuno di noi, credente o non credente che sia, diventi consapevole di portare dentro di sé, spesso a livello inconscio, molteplici immagini distorte di Dio e della vita, di cui è ormai indispensabile liberarci.

 

La grande Crisi che stiamo attraversando sarà tanto più feconda se saremo in grado di viverla come riformulazione radicale della nostra umanità a partire dalle immagini fondanti che ci costituiscono.

 

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"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, in purissimo azzurro, oltre un fantastico candido lenzuolo teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

 

 

 

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