"Sovente in queste rive, che, desolate, a bruno veste il flutto, e par che ondeggi, seggo la notte; e su la mesta landa in purissimo azzurro veggo dall'alto fiammeggiar le stelle..." (Giacomo Leopardi)

 

 

 

 

 

                                     Rivista di letterature & dintorni

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               a cura di Maria Di Lorenzo                                                   

 

 

 

 

LO SCIOPERO DEI PESCI

Salvo Zappulla

Con illustrazioni di Carla Manea

[Il pozzo di Giacobbe]

 

 

Che cosa accadrebbe se il mare, tutt’a un tratto, stufo di essere continuamente inquinato, decidesse di scioperare e di andarsene in montagna con tutti i pesci a prendere il sole d’alta quota? Un vero terremoto, anzi un maremoto. Tutta colpa di un inconsapevole bambino e di un suo impellente bisognino: ma le acque fino a quel momento placide non ne possono più di dover accogliere scarichi di ogni tipo. Passi per la pipì di un ragazzino ma che dire dei liquami delle fogne, degli scarichi delle navi, dell’immondizia che finisce per depositarsi sui fondali? E’ la classica “goccia” che fa traboccare il vaso della pazienza: il mare riunisce tutte le sue creature che decidono insieme di ribellarsi per dare una lezione alla prepotenza dell’uomo. Così, con i polpi, gli squali e le balene, il mare lascia i suoi fondali e se ne va in montagna. Qui pettirossi e merli, meduse e conchiglie intonano insieme il concerto della natura, con un pinguino improvvisatosi direttore d’orchestra. Lo sciopero dei pesci manda in tilt il commercio marino, tutto entra nel caos. I governi, messi con le spalle al muro, fanno ammenda dei loro errori e si impegnano a rispettare il mare e le sue creature.

 

Lo sciopero dei pesci è una storia ecologica frutto della collaborazione di Salvo Zappulla e Carla Manea: una storia per fortuna a lieto fine, come tutte le fiabe. Ma è una fiaba che non si rivolge solo ai più piccoli, sotto la patina del meraviglioso infatti vuole educare sia grandi che piccini ad avere rispetto per l’ambiente, ad amarlo e a conservarlo vivibile per le future generazioni.

 

Con la consueta vis ironica tesa a mitigare l’amarezza di fondo che sottende a tutti i suoi scritti, Salvo Zappulla torna ai suoi lettori riprendendo temi a lui assai cari e scottanti, già affrontati nel romanzo per ragazzi “La rivolta della natura” e nel racconto breve “Lo scoglio di Natalino”, in una condanna senza appello alla disinvoltura dell’uomo che distrugge le naturali risorse del pianeta e condanna se stesso e le altre specie all’estinzione.

 

Giornalista e scrittore, Salvo Zappulla risiede a Sortino (SR). Ha pubblicato varie opere di narrativa e fiabe per bambini con case editrici siciliane. Edizioni in ristampa dei romanzi di Zappulla sono state corredate da schede didattiche e adottate, come narrativa, nelle scuole medie. E’ presidente dell’associazione culturale Pentelite che organizza la Mostra-Mercato dell’editoria siciliana a Sortino e del Concorso Letterario Nazionale “Città di Sortino”, curatore della rivista Pentelite. Collabora al quotidiano “La Sicilia”, alla rivista “I siracusani” e a diversi siti e magazine culturali, fra cui “In Purissimo Azzurro”. Nel 2006 si è classificato 2° con un testo teatrale inedito al premio Massimo Troisi.

 

 

 

 

 

 

IL VENTO RACCONTA

Alessandra Corsini

Prefazione L. Lante della Rovere [Graphe.it Edizioni]

 

 

Anche i bambini sono profeti prima di divenire uomini e parlano ai grandi di cose che essi non vedono…”. Questo dono della profezia, della preveggenza, sembra che con gli anni si perda, inesorabilmente, ed è per tenerlo ancora vivo, accanto a sé, ma accanto anche a ciascuno di noi, che Alessandra Corsini ha scritto probabilmente questi racconti. Undici racconti brevi che compongono la raccolta Il vento racconta e che, come allude il titolo, sembrano afferrati al volo nella scia di luce di un vento leggero che attraversa lo spazio dei sogni e del subcosciente. Del resto l’autrice, nata a Pescara nel 1958 e da molti anni residente a Roma, di mestiere è una terapeuta, per la precisione un’analista transazionale, che si occupa quotidianamente nel proprio lavoro dei disagi dell’infanzia, degli adulti e della famiglia. Sa bene, avendolo vissuto sulla propria pelle oltre che per interposta persona, quanto dolore ci sia negli angoli più remoti del cuore, un dolore che aspetta di essere sanato, compreso, accolto. E, infine, trasfigurato nel canto.

 

La poesia ha questa capacità terapeutica, e non a caso la prima prossimità con la scrittura è per Alessandra quella con il verso poetico. E di poesia è intrisa questa raccolta di racconti, e ciò non suoni paradossale. Nella struttura narrativa, che privilegia assai spesso lo stile – schiettamente infantile – della paratassi, si innesta un respiro che è solo della poesia, un ritmo che dà fiato e sostanza alla storia narrata con lo stesso sincopato, incalzante oppure quieto, pulsare del verso.

 

Scrivere è un destino, e possiamo dire che questo si attaglia perfettamente ad Alessandra Corsini. Scrivere è gettare un ponte verso gli altri, è aprirsi al mondo e alla vita. E’ mettere ordine al caos dell’esistente, lasciando lungo la strada le parole inutili per appropriarsi di quelle vere, perché “le parole inutili sono come i sassi che riempiono il sentiero, più sono numerosi e più il piede inciampa”.

 

Qualcuno, leggendo Il vento racconta, potrebbe dire che le favole di questa raccolta sembrano paradossalmente scritte al contrario: non storie dette dai genitori ai propri bambini, ma racconti che potrebbero nascere in bocca a un bambino, rivolgendosi ai suoi genitori. Tanta è la saggezza e la poesia che esprimono, uno sguardo aurorale sulla vita che col tempo si corrode nell’adulto, crudelmente sfigurato sotto i colpi dall’esperienza, usurato come il nome ricevuto un giorno alla nascita. Ma,  ci rammenta l’autrice, “quando si nasce è per sempre, in questo spazio che è la terra o nell’altro spazio che è il cielo siamo per sempre, noi, con il nostro nome. Per questo bisogna dirlo con attenzione, sia in cielo che in terra”.

 

 

 

 

 

ALLO SPECCHIO

E ALTRI RACCONTI

Laura Badaracchi

[Infinito Edizioni]

 

C’è un sentimento di vuoto difficile da esorcizzare, un dolore dell’anima che non si spezza e che non trova mai pace se la solitudine che si vive ogni giorno è affollata quanto un autobus all’ora di punta. Non basta essere in due, infatti, per essere felici. E’ questa la condizione dolorosa vissuta dalla maggior parte dei protagonisti delle tredici storie agrodolci che la giornalista Laura Badaracchi ha riunito nel volume Allo specchio e altri racconti, uscito nelle scorse settimane per i tipi della casa editrice Infinito.

Ventenni indecisi fra autonomia e desiderio di fusione sentimentale, o cinquantenni intristite con i capelli grigi come i loro pensieri delusi dall’inesorabilità del tempo, avviluppate fra menzogna e sortilegio nel labirinto delle istantanee di vita rubata  o vissuta per interposta persona, spesso nella parte dell’altra, la donna di scorta di un uomo indifferente e fedifrago, sono soprattutto donne i personaggi raccontati dalla penna sapiente della Badaracchi, mentre l’universo maschile esce piuttosto malconcio dalla rappresentazione narrativa dell’autrice: figure opache, costantemente assenti, quando non prive di consistenza interiore, basti pensare per esempio ai personaggi dei racconti Folgorazioni e Corsivo o all’io narrante del racconto Allo specchio, che dà il titolo alla raccolta e che la conclude, quasi imprimendole il proprio malinconico sigillo.

L’universo che Laura Badaracchi mette in scena, con stile asciutto e a tratti cinematografico, in una lingua articolata che ricorda talvolta la sinuosa cadenza di molti racconti di Elsa Morante (che è - non a caso - la sua “scrittrice del cuore”), è un mondo contemporaneo popolato di personaggi a tratti dolenti, in bilico tra apatia e speranza, di donne divorate dalla propria solitudine sentimentale e oppresse da un desiderio spasmodico di relazione, di uomini spesso spaventati dalla stabilità, adagiati nel loro piccolo tran tran quotidiano scandito soltanto dalla girandola delle loro relazioni fuggevoli. Un mondo dove l’amore non fa quasi mai rima con cuore e la felicità assoluta è un desiderio destinato perennemente a incarnarsi in una lunga sequela di fallimenti.

Ma “un giorno non è mai come un altro se incontri l’anima di qualcuno”, come scrive l’autrice-protagonista dell’intenso e poetico Centodiciassette. C’è sempre un varco, nascosto, dentro le viscere della città e del proprio cuore da cui guardare il cielo, un momento in cui fermarsi per “sostare davanti a qualcuno senza difendersi” e di provare con stupore sulla propria pelle, come accade al solitario Loris dell’omonimo racconto, il miracolo della relazione. Unica dimensione, umana e spirituale, che può condurre a riconoscere l’amore vero.    

 

 

GREGORIANO

 

GUARDA LE MIE MANI

n. 2 – anno 2009

 

 

"Ora è notte. Oltre la finestra a croce, in purissimo azzurro, oltre un fantastico candido lenzuolo, teso ai fili eterni della Storia implacabile, scorgo, ed è silenzio, ferma la stella e le mura incrollabili di Gerusalemme d'oro..." (Elio Fiore)

 

 

 

Il forum letterario delle donne che scrivono

 

 

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