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LO SCIOPERO DEI
PESCI
Salvo Zappulla
Con illustrazioni
di Carla Manea
[Il pozzo di
Giacobbe]
Che
cosa accadrebbe se il mare, tutt’a un tratto, stufo di essere continuamente inquinato,
decidesse di scioperare e di andarsene in montagna con tutti i pesci a prendere
il sole d’alta quota? Un vero terremoto, anzi un maremoto. Tutta colpa di un inconsapevole bambino e di un
suo impellente bisognino: ma le acque fino a quel momento placide non ne
possono più di dover accogliere scarichi di ogni
tipo. Passi per la pipì di un ragazzino ma che dire dei liquami delle
fogne, degli scarichi delle navi, dell’immondizia che finisce per
depositarsi sui fondali? E’ la classica “goccia” che fa traboccare il vaso
della pazienza: il mare riunisce tutte le sue creature che decidono insieme
di ribellarsi per dare una lezione alla prepotenza dell’uomo. Così, con i
polpi, gli squali e le balene, il mare lascia i
suoi fondali e se ne va in montagna. Qui pettirossi e merli, meduse e
conchiglie intonano insieme il concerto della natura, con un pinguino
improvvisatosi direttore d’orchestra. Lo sciopero dei pesci manda in tilt il commercio marino, tutto entra nel caos.
I governi, messi con le spalle al muro, fanno ammenda dei loro errori e si impegnano a rispettare il mare e le sue creature.
Lo sciopero
dei pesci è una storia ecologica frutto
della collaborazione di Salvo Zappulla e Carla Manea: una storia per fortuna a lieto
fine, come tutte le fiabe. Ma è una fiaba che non si rivolge solo ai
più piccoli, sotto la patina del meraviglioso infatti
vuole educare sia grandi che piccini ad avere rispetto per l’ambiente, ad
amarlo e a conservarlo vivibile per le future generazioni.
Con la consueta vis ironica tesa a mitigare l’amarezza
di fondo che sottende a tutti i suoi scritti, Salvo Zappulla
torna ai suoi lettori riprendendo temi a lui assai cari e scottanti, già
affrontati nel romanzo per ragazzi “La rivolta della natura” e nel racconto
breve “Lo scoglio di Natalino”, in una condanna senza appello alla
disinvoltura dell’uomo che distrugge le naturali risorse del pianeta e
condanna se stesso e le altre specie all’estinzione.
Giornalista
e scrittore, Salvo Zappulla risiede a Sortino (SR). Ha pubblicato varie opere di narrativa e
fiabe per bambini con case editrici siciliane. Edizioni in ristampa dei
romanzi di Zappulla sono state corredate da
schede didattiche e adottate, come narrativa, nelle scuole medie. E’
presidente dell’associazione culturale Pentelite
che organizza la Mostra-Mercato dell’editoria siciliana a Sortino e del Concorso Letterario Nazionale “Città di Sortino”, curatore della rivista Pentelite. Collabora
al quotidiano “La Sicilia”, alla rivista “I siracusani”
e a diversi siti e magazine culturali, fra cui “In Purissimo Azzurro”. Nel
2006 si è classificato 2° con un testo teatrale inedito al premio Massimo Troisi.
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IL VENTO RACCONTA
Alessandra Corsini
Prefazione L. Lante della Rovere [Graphe.it Edizioni]
“Anche i bambini sono profeti prima di divenire uomini e parlano
ai grandi di cose che essi non vedono…”. Questo dono della profezia, della
preveggenza, sembra che con gli anni si perda, inesorabilmente, ed è per
tenerlo ancora vivo, accanto a sé, ma accanto anche a ciascuno di noi, che
Alessandra Corsini ha scritto probabilmente
questi racconti. Undici racconti brevi che compongono la raccolta
Il vento racconta e che,
come allude il titolo, sembrano afferrati al volo nella scia di luce di un vento
leggero che attraversa lo spazio dei sogni e del subcosciente. Del resto
l’autrice, nata a Pescara nel 1958 e da molti anni residente a Roma, di
mestiere è una terapeuta, per la precisione un’analista transazionale, che si
occupa quotidianamente nel proprio lavoro dei disagi dell’infanzia, degli
adulti e della famiglia. Sa bene, avendolo vissuto sulla propria pelle
oltre che per interposta persona, quanto dolore ci sia
negli angoli più remoti del cuore, un dolore che aspetta di essere sanato,
compreso, accolto. E, infine, trasfigurato nel
canto.
La
poesia ha questa capacità terapeutica, e non a caso la prima prossimità con
la scrittura è per Alessandra quella con il verso poetico. E di poesia è
intrisa questa raccolta di racconti, e ciò non suoni
paradossale. Nella struttura narrativa, che privilegia
assai spesso lo stile – schiettamente infantile – della paratassi, si
innesta un respiro che è solo della
poesia, un ritmo che dà fiato e sostanza alla storia narrata con lo
stesso sincopato, incalzante oppure quieto, pulsare del verso.
Scrivere è un destino, e possiamo dire che questo si attaglia perfettamente ad
Alessandra Corsini. Scrivere è
gettare un ponte verso gli altri, è aprirsi al mondo e alla vita. E’
mettere ordine al caos dell’esistente, lasciando lungo la strada le parole
inutili per appropriarsi di quelle vere, perché
“le parole inutili sono come i sassi che riempiono il sentiero, più sono
numerosi e più il piede inciampa”.
Qualcuno,
leggendo Il vento racconta,
potrebbe dire che le favole di questa raccolta sembrano paradossalmente
scritte al contrario: non storie dette dai genitori ai propri bambini, ma racconti che potrebbero nascere in bocca a
un bambino, rivolgendosi ai suoi genitori. Tanta è la saggezza e la poesia
che esprimono, uno sguardo aurorale
sulla vita che col tempo si corrode nell’adulto, crudelmente sfigurato
sotto i colpi dall’esperienza, usurato come il nome ricevuto un giorno alla
nascita. Ma, ci
rammenta l’autrice, “quando si nasce è per sempre, in questo spazio che è
la terra o nell’altro spazio che è il cielo siamo per sempre, noi, con il
nostro nome. Per questo bisogna dirlo con attenzione, sia in cielo che in
terra”.
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ALLO SPECCHIO
E ALTRI RACCONTI
Laura Badaracchi
[Infinito
Edizioni]
C’è un sentimento di vuoto difficile
da esorcizzare, un dolore dell’anima che non si spezza e che non trova mai
pace se la solitudine che si vive ogni giorno è affollata quanto un autobus
all’ora di punta. Non basta essere in due,
infatti, per essere felici. E’ questa la condizione dolorosa vissuta dalla
maggior parte dei protagonisti delle tredici storie agrodolci che la
giornalista Laura Badaracchi ha riunito nel
volume Allo specchio e altri racconti, uscito nelle scorse
settimane per i tipi della casa editrice Infinito.
Ventenni indecisi fra autonomia e
desiderio di fusione sentimentale, o cinquantenni intristite con i capelli
grigi come i loro pensieri delusi dall’inesorabilità del tempo, avviluppate
fra menzogna e sortilegio nel labirinto delle istantanee di vita rubata o vissuta per
interposta persona, spesso nella parte dell’altra, la donna di scorta di un uomo indifferente e fedifrago, sono soprattutto donne i personaggi
raccontati dalla penna sapiente della Badaracchi,
mentre l’universo maschile esce piuttosto malconcio dalla rappresentazione
narrativa dell’autrice: figure opache, costantemente assenti, quando non
prive di consistenza interiore, basti pensare per esempio ai personaggi dei
racconti Folgorazioni e Corsivo o all’io narrante del
racconto Allo specchio, che dà il
titolo alla raccolta e che la conclude, quasi imprimendole il proprio
malinconico sigillo.
L’universo che Laura Badaracchi mette in scena, con stile asciutto e a
tratti cinematografico, in una lingua articolata che ricorda talvolta la
sinuosa cadenza di molti racconti di Elsa Morante
(che è - non a caso - la sua “scrittrice del cuore”), è un mondo
contemporaneo popolato di personaggi a tratti dolenti, in bilico tra apatia e speranza, di donne divorate dalla
propria solitudine sentimentale e oppresse da un desiderio spasmodico di
relazione, di uomini spesso spaventati dalla stabilità, adagiati nel loro
piccolo tran tran quotidiano scandito soltanto
dalla girandola delle loro relazioni fuggevoli. Un mondo dove l’amore non
fa quasi mai rima con cuore e la felicità assoluta è un desiderio destinato
perennemente a incarnarsi in una lunga sequela di
fallimenti.
Ma “un giorno
non è mai come un altro se incontri l’anima di qualcuno”, come scrive
l’autrice-protagonista dell’intenso e poetico Centodiciassette. C’è sempre un
varco, nascosto, dentro le viscere della città e del proprio cuore da cui
guardare il cielo, un momento in cui fermarsi per “sostare davanti a
qualcuno senza difendersi” e di provare con stupore sulla propria pelle,
come accade al solitario Loris dell’omonimo racconto, il miracolo della relazione. Unica
dimensione, umana e spirituale, che può condurre a riconoscere l’amore vero.
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